Bollettino meteorologico del 2050, le previsioni del futuro raccolte dal WMO

Se le emissioni di gas serra continueranno ad aumentare, la temperatura media della bassa atmosfera sulla Terra potrebbe innalzarsi di oltre 4 gradi centigradi entro la fine del 21° secolo. Come saranno effettuate le previsioni meteorologiche tra 50 anni, le stesse che oggi guardiamo in televisione o in rete, e cosa sperimenteremo giorno per giorno? Per scoprirlo la World Meteorological Organization (WMO) ha invitato presentatori televisivi di diversi paesi del mondo a realizzare un bollettino meteorologico del 2050 basandosi sui dati più aggiornati in loro possesso.

Cambiamenti climatici - fonte businessinsaider.com

Naturalmente non si tratta di vere e proprie previsioni, sono invece possibili scenari che si potrebbero verificare tra 35 anni, eppure ad ogni modo dipingono un quadro più che convincente di ciò che ci si potrà aspettare di vedere davanti uno schermo durante la cena. La situazione presentata dai meteorologi non è delle migliori, l’influenza che avrà il riscaldamento globale sul clima provocherà effetti importanti su tutto il pianeta, e paesi che fino ad oggi non hanno mai conosciuto eventi catastrofici, come ad esempio gli uragani, dovranno imparare a farci i conti.

Lo scenario in Italia non si prospetta tra i più clementi: stando alle previsioni meteorologiche per la giornata di un seppur ipotetico sempre più vicino 21 ottobre 2050, sulla penisola ci si dovrà preparare ad affrontare un ciclone formatosi sullo stretto di Sicilia e l’arrivo di piogge tropicali nell’ordine di 800-1000 mm nel giro di 24 ore che andranno ad interrompere un lungo periodo di siccità. Come se non bastasse una tempesta geomagnetica disturberà le trasmissioni radio, i sistemi di comunicazione e i sistemi di posizionamento GPS.

È possibile ancora fare molto, e dev’essere fatto molto, affinché ciò non accada. La WMO ha rilasciato la terza serie di previsioni meteorologiche future, tra cui quella riguardante l’Italia, durante la Conferenza mondiale sulla riduzione dei rischi di catastrofe in modo da evidenziare l’urgente necessità d’intervenire per ridurre al minimo i rischi di eventi meteorologici e climatici estremi. La seconda serie di previsioni era stata rilasciata nel dicembre 2014 durante la conferenza di Lima sulla Convenzione sui cambiamenti climatici (UN Climate Change Conference 2014), mentre la prima serie di filmati era stata pubblicata nel settembre 2014 in occasione dell’invito del Segretario generale delle Nazioni Unite ad un veloce ed efficace intervento per ridurre i cambiamenti climatici.

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Trivellazioni nel mare Adriatico, le associazioni protestano mentre l’Italia non interviene

Lo scorso 28 marzo si è tenuta nel cuore di Venezia, a piazza San Marco, una manifestazione organizzata dalle associazioni ambientaliste Greenpeace, Legambiente e WWF Italia che, insieme alla rete di associazioni croate S.O.S za Jadran (SOS Adriatico) si sono schierate contro il piano di trivellazione della costa croata, accolto dal governo italiano con un semplice silenzio-assenso.

Piattaforma nell'Adriatico fonte huffpost.com

Con pennelli e vernice verde, gli attivisti delle associazioni, aiutati da turisti-supporters della città lagunare, hanno dipinto un cartellone di protesta davanti a Palazzo Ducale in un flash mob contro il piano di sfruttamento dei fondali che metterebbe a rischio l’ecosistema marino adriatico: le investigazioni dei fondali interesserebbero infatti ben 36.823 chilometri di costa croata, suddivisa in 29 blocchi da esplorare alla ricerca di idrocarburi estraibili attraverso la trivellazione del fondale.

Già lo scorso 11 febbraio, l’associazione ambientalista Greenpeace attraverso una lettera al ministro degli esteri Gentiloni, aveva richiesto un immediato intervento italiano nella questione: i giacimenti infatti, pur trovandosi sulle coste croate, si estenderebbero fino ai fondali italiani e per questa ragione, secondo la Convenzione di Espoo dellUN/CE, il governo italiano avrebbe potuto avanzare osservazioni o esigere chiarimenti in merito alla valutazione del rischio ambientale transfrontaliero. «Siamo al paradosso – afferma Greenpeace – che le compagnie potrebbero trivellare entro i confini croati dei giacimenti sottomarini che si estendono nei nostri, amplificando il rischio subsidenza per scongiurare il quale abbiamo messo il divieto quasi 25 anni fa».

Attivista nell'Adriatico - fonte greenpeace.org

I termini della consultazione del piano croato, definito da Greenpeace lacunoso dal punto di vista ambientale e potenzialmente disastroso per uno spazio chiuso come lAdriatico, sono tuttavia scaduti il 16 febbraio, senza alcun sollecito da parte del Governo Italiano a fornire maggiori chiarimenti riguardo le azioni che interesseranno il futuro del Mare Adriatico. Le associazioni ambientaliste continuano dunque la loro battaglia fino alla deadline fissata al 2 aprile, data in cui il Governo di Zagabria firmerà i contratti definitivi con le cinque imprese che hanno già ottenuto le licenze per le esplorazioni: le prime procedure per l’assegnazione dei diritti di ricerca in questa area sono infatti già state espletate – nonostante la Valutazione Ambientale Strategica (VAS) non si sia ancora conclusa.

«Chiediamo al Governo italiano – dichiarano le associazioni unite in un comunicato diffuso da WWF Italia – di impegnarsi per l’istituzione di un tavolo Italia-Croazia per la VAS sui pozzi confinanti con le aree territoriali. La Croazia lo ha già istituito (obbligatoriamente) con la Slovenia, proprio su richiesta ufficiale di quest’ultima. Serve ora un atto anche da parte del nostro Paese. Riteniamo, inoltre, fondamentale che l’Italia sia promotrice di un’azione per la tutela del mar Adriatico, anche nei confronti degli altri Paesi e in sede europea».

Polar Challenge: la nuova sfida del WCRP per salvare i ghiacci

 

Il World Climate Research Program (WCRP) ha dato il via ad un concorso che premierà la prima squadra in grado di inviare un Underwater Autonomous Vehicle (AUV) in una missione di 2000 chilometri sotto i ghiacci del Polo Nord. Annunciata a margine della conferenza Arctic Frontiers, tenutasi a Tromsø in Norvegia dal 18 al 24 gennaio, si tratta di una sfida che, in termini di navigazione subacquea, è almeno tre volte più impegnativa in quanto a resistenza e monitoraggio ambientale rispetto agli odierni metodi di raccolta dati.

Polar Challenge WCRP - fonte wcrp-climate.org

Polar Challenge WCRP fonte wcrp-climate.org

«La criosfera è un importante indicatore del cambiamento climatico globale e svolge un ruolo fondamentale nel nostro sistema climatico» ha dichiarato il direttore del WCRP David Carlson. «Nonostante i numerosi miglioramenti conseguiti negli ultimi anni» ha continuato il dott. Carlson «Laffidabilità a lungo termine degli attuali modelli prospettici sul cambiamento climatico nelle regioni polari è fortemente limitata dalla scarsità delle osservazioni sistematiche del ghiaccio, dal costo in situ di questultime e delle conseguenti osservazioni satellitari».

Lobiettivo del concorso è quello di stimolare lo sviluppo di uno strumento di monitoraggio che, visto landamento dei cambiamenti climatici, si rende sempre più necessario per le regioni polari. Gli AUV di nuova generazione, molto simili ad alianti sottomarini, offrono un grande potenziale di raccolta dati a basso rischio. Attualmente già utilizzati in svariati contesti operativi in tutto il mondo, ma pur sempre in zone libere dai ghiacci, sono in grado di raccogliere osservazioni oceanografiche di cruciale importanza e di elevata qualità (temperatura, salinità, clorofilla, acidità, etc) a costi inferiori rispetto ai convenzionali strumenti di monitoraggio.

Le sfide più grandi da superare riguarderanno il campo di funzionamento, il posizionamento e la trasmissione dei dati. Integrando i più recenti progressi in materia di sistemi di alimentazione e tecniche di navigazione, si spera di riuscire ad espandere la portata dapplicazione degli AUV, ad oggi limitata al mare aperto. In un simile contesto il Polar Challenge potrebbe essere visto come il punto di partenza per lo sviluppo di nuove tecnologie non solo per la raccolta di dati sotto i ghiacci ma anche in altri territori ancora inesplorati, dando il via ad una vera e propria rivoluzione nella conoscenza dei flussi di calore, degli scambi dacqua dolce/salata e dellacidificazione degli oceani.

Il programma, sponsorizzato dallOrganizzazione Meteorologica Mondiale, dal Consiglio Internazionale per la Scienza e dalla Commissione Oceanografica Intergovernativa, andrà ad inserirsi allinterno delle grandi sfide lanciate dalla tante organizzazioni internazionali impegnate nella lotta allinnalzamento del livello dei mari e per la salvaguardia della criosfera.

Il ricordo della marcia di Selma verso la giustizia

Ogni anno il terzo lunedì di gennaio negli Stati Uniti si festeggia il Martin Luther King Day. La festa, voluta da Coretta King, è un momento di celebrazione delle vittorie ottenute dal movimento per i diritti civili, ma anche un giorno di riflessione rispetto alla strada ancora da percorrere.

La regista Ava DuVernay. fonte: hollywoodreporter.com
Ava DuVernay

La settimana passata ha fatto scalpore la lista delle nomination agli Oscar per l’assenza di diverse celebrità, soprattutto alla luce di uno dei più acclamati e controversi film del 2014: Selma.

Il film, che ha ricevuto il favore di critica e pubblico, racconta uno dei momenti più difficili della storia americana: la marcia da Selma a Montgomery.

Nonostante le leggi anti segregazione del 1964 adottate sotto la presidenza di Lyndon B. Johnson, e l’assegnazione del premio Nobel per la Pace a Martin Luther King nello stesso anno, in molte zone degli Stati Uniti la segregazione continuava de-facto ad esistere. La città di Selma, in Alabama, dove ai cittadini afroamericani veniva impedito il diritto di voto, divenne presto il simbolo della resistenza non violenta ai soprusi razzisti delle amministrazioni locali.

Il film, diretto dalla regista Ava DuVernay, racconta lo struggle ovvero la sofferenza del leader, Martin Luther King Jr, nella lotta per i diritti civili, e la sua capacità di dosare l’entusiasmo, l’astuzia politica e la prudenza per raggiungere l’obiettivo evitando il massacro di civili.

Il 7 marzo 1965 Amelia Boynton, James Bevel e altri leader dei diritti civili, organizzano una marcia di protesta pacifica dalla città di Selma alla capitale dell’Alabama, Montgomery, per richiamare l’attenzione nazionale sui soprusi e le violenze che la polizia locale infliggeva ai cittadini afroamericani. La marcia si trasforma in un massacro: le forze dell’ordine attaccano i 600 manifestanti, e la stessa Boynton viene colpita. La foto della donna accasciata a terra fa il giro del mondo e diventa il simbolo della resistenza non violenta, e presto arrivano, da tutti gli Stati Uniti, centinaia di attivisti a supporto della rivendicazione del diritto di voto. La sera stessa Martin Luther King fa un appello, alla radio e alla televisione, perché i rappresentanti religiosi di tutte le fedi lo accompagnino in un secondo tentativo della Marcia, il 9 marzo.

Martin Luther King e migliaia di attivisti marciano pacificamente da Selma a Montgomery. È il 25 Marzo 1965. fonte: NewYorker.com

Il risultato è uno dei più toccanti momenti di solidarietà e coraggio della storia americana, anche se la vittoria definitiva arriva solo con la marcia successiva, il 25 marzo, quando finalmente Lindon Johnson decide di mandare le truppe al supporto dei manifestanti.

Il film, che esce nelle sale italiane il 12 febbraio, ha ricevuto un Golden Globe ed è al centro del dibattito negli Stati Uniti, visto che, alla luce dei fatti di Ferguson, persiste l’idea che la vita dei cittadini afroamericani abbia meno valore di quella dei bianchi. Alle proteste di Ferguson è dedicata la canzone di chiusura del film, “Glory”, di John Legend e Common (che ha la parte di James Bevel nel film), creando un riferimento diretto tra le marce di 50 anni fa e le proteste di oggi.

Sono previste feste e sit-in in tutti gli Stati Uniti. In Alabama, Oprah Winfrey, produttrice del film, Ava DuVernay, regista e il resto del cast, hanno organizzato una marcia commemorativa sul ponte Pettus, dove gli attivisti di Selma sono stati brutalmente attaccati nel 1965.

MLK day 2015: John Legend, Common, AvaDuVernay e Oprah Winfrey marciano a Selma fonte: E!Online.com

Organizzare una marcia piena di celebrità può sembrare un capriccio, o una mossa pubblicitaria. La realtà è che negli Stati Uniti la lotta per i diritti civili si è spostata dal piano legale a quello culturale. In certi ambienti, e Hollywood è uno di questi, gli artisti afroamericani vengono tuttora sistematicamente “segregati” e i loro lavori ritenuti secondari rispetto al mainstream.

Selma non racconta solo la storia di Martin Luther King, o dei cittadini afroamericani, ma racconta la storia di una Nazione intera e dei difficili passi verso l’integrazione. È la storia di tutti e tutti possiamo imparare qualcosa conoscendola.

Canarie: attivisti Greenpeace speronati dalla Marina Militare spagnola

A largo delle isole Lanzarote e Fuerteventura, nell’arcipelago delle Canarie, alcuni gommoni partiti dalla nave di Greenpeace “Arctic Sunrise” sono stati speronati dalla Marina Militare spagnola mentre attuavano una manifestazione pacifica contro la nave da trivellazione Rowan Renaissance, intenta ad effettuare trivellazioni esplorative per conto della Repsol.

Save Canarias - fonte savecanarias.org

Secondo Alessandro Giannì, direttore Campagne di Greenpeace Italia, il progetto messo in atto dalla Repsol nelle acque a largo delle Canarie non soddisfa i requisiti di diverse direttive europee. Sottolinea inoltre che la peggiore catastrofe dell’industria petrolifera, quella di Deepwater Horizon avvenuta nel 2010 nelle acque del Golfo del Messico, è scaturita proprio a seguito di un’operazione di esplorazione come quella portata avanti dalla Rowan Renaissance.

Lo scorso sabato mattina 3 gommoni della Marina Militare spagnola hanno ripetutamente speronato le imbarcazioni di Greenpeace impegnate in un’azione di protesta pacifica, causando danni agli scafi e facendo cadere in acqua un’attivista italiana di 21 anni che si trovava a bordo di questi ultimi. A seguito “dell’aggressione” subita la ragazza è stata trasportata all’ospedale di Las Palmas (Isola di Gran Canaria), dove sta ricevendo le cure necessarie per la frattura e i tagli riportati.

In un video girato a bordo di uno dei gommoni di Greenpeace è possibile vedere le manovre attuate dalle imbarcazioni della Marina Militare spagnola nei confronti degli attivisti della ONG ambientalista.

Durante la notte precedente la manifestazione di protesta, le autorità militari a bordo della Relámpago (P43) di stanza nella zona avevano intimato agli attivisti di abbandonare la zona; Joel Stewart, capitano della Arctic Sunrise, aveva loro risposto Nave militare spagnola, il vostro messaggio è stato ricevuto e compreso. Noi manterremo la nostra posizione. Siamo obbligati a restare qui perché il nostro dovere è di proteggere l’ambiente. Non permetteremo le trivellazioni della Rowan Renaissance in acque profonde poiché ciò è considerato da noi e da milioni di sostenitori estremamente distruttivo e chiediamo al Governo spagnolo di proteggere l’ambiente e i cittadini delle Isole Canarie e non il profitto di Repsol.

Arctic Sunrise - fonte greenpeace.org

Al momento la Arctic Sunrise è ancora nei pressi del sito di esplorazione, anche se al di fuori dell’area di esclusione, per esaminare i danni subiti dai mezzi coinvolti “nell’incidente” nautico e in attesa di ricevere delucidazioni in merito da parte del Governo spagnolo.

Stereotipi senza frontiere: il rapporto tra Hollywood e la rappresentazione delle donne

 

Il motto del Geena Davis Institute on Gender in Media è If She Can See It, She Can Be It”, ovvero Se lei può vederlo, lei può esserlo”. Ed è proprio di quel “If She Can See It” che si occupa il primo studio globale sui pregiudizi di genere nei film di successo, condotto dall’Annenberg School for Communication and Journalism (Università della California del Sud).

La promotrice dello studio è l’attrice premio Oscar Geena Davis che, attraverso il suo istituto, vuole creare una nuova consapevolezza all’interno dell’industria cinematografica, per poter portare più equilibrio nella rappresentazione dei ruoli.

La forza lavoro femminile: realtà e finzione a confronto.

La ricerca Gender Bias Without Borders, pregiudizi di genere senza confini, è un’analisi dei ruoli femminili ritratti in film girati tra il 2010 e il 2013. Il campione delle 120 pellicole analizzate comprende i 10 titoli che hanno avuto maggior successo nelle aree geografiche considerate più economicamente rilevanti per l’industria del cinema: Australia, Brasile, Cina, Francia, Germania, Giappone, India, Corea, Regno Unito, Russia e Stati Uniti.

I fattori misurati sono semplici: quante volte un personaggio femminile appare sullo schermo? E quante volte parla? Ha un ruolo di primo piano, o è poco più di un elemento d’arredo? Ma, soprattutto, che lavoro svolge?

I risultati sono assolutamente rivelatori: per ogni 10 personaggi, solo 3 sono donne. E solo 2 volte su 10 queste donne sono protagoniste. Tutto ciò in netta contrapposizione con la realtà, in cui le donne rappresentano la metà della popolazione del pianeta, ma in linea con i pregiudizi di genere, come evidenziati di recente dalle Nazioni Unite.

Le percentuali si abbassano ulteriormente per quel che riguarda la rappresentazione di donne-lavoratrici. Nel campione analizzato, solo il 22,5% delle donne svolge una professione, quasi la metà rispetto al numero reale globale, 39,8%.

La discrepanza si fa ancora più acuta in Paesi come Francia, Russia o Australia, dove la percentuale di donne lavoratrici rappresentate nei film nazionali, è meno della metà rispetto a quella delle donne che costituiscono la forza lavoro.

Phumzile Mlambo-Ngcuka e Geena Davis

Secondo Phumzile Mlambo-Ngcuka, sotto-segretario generale di UN Women, l’importanza del cinema nella formazione di norme sociali fa sì che gli stereotipi di genere vengano assimilati e perpetrati ovunque. Uno degli obiettivi delle Nazioni Unite sarà quindi ottenere un supporto da parte dell’industria cinematografica nella diffusione di modelli di riferimento più paritari, soprattutto in ambiti come la ricerca, la politica o l’amministrazione.

Il motto di UN Women, non a caso, è Empowering Women, Empowering Humanity. Picture it!: un chiaro riferimento all’importanza della rappresentazione mediatica.

Questo tipo di iniziativa che coinvolge gli apici di Hollywood – attrici, registe, produttrici, case cinematografiche e di distribuzione – è un caso tipico di executive feminism. Non siamo di fronte ad un movimento che nasce nelle piazze, ma ad un’iniziativa che parte dai vertici di organizzazioni in cui le donne ricoprono ruoli decisionali.

La cosiddetta terza onda del femminismo è anche caratterizzata da un forte supporto maschile, basti ricordare l’iniziativa #HeForShe promossa dalle Nazioni Unite. Non si tratta perciò di lotta di genere, ma di una collaborazione che punta al miglioramento della società nel suo insieme.

L’industria cinematografica, e specialmente Hollywood, è una grande fabbrica di sogni. È importante perciò che questi sogni, invece che reiterare degli stereotipi discriminatori, siano di contributo per una più sana rappresentazione delle donne.

Sempre meno ghiaccio in Artico: si aprono così nuove rotte commerciali

di Giovanni Della Poeta

Il ghiaccio marino nell’Artico è sceso ad un minimo estivo di circa 5 milioni di chilometri quadrati. I dati, registrati dal US Snow and Ice Data Center (NSIDC), mostrano che l’attuale livello dei ghiacci artici è uno dei più bassi da quando è stata introdotta la rilevazione satellitare.

Northern Sea Route - fonte http://barentsobserver.com/
Northern Sea Route nell’Artico 

Il livello toccato quest’anno è stato di ben 1,20 milioni di chilometri quadrati al di sotto della media minima dal 1981 al 2010. La minor estensione marina del ghiaccio artico rimane quella registrata nel 2012, anno in cui i fenomeni meteorologici hanno provocato una forte riduzione del ghiaccio marino. In quell’anno una atipica tempesta si abbatté sul circolo polare artico, provocando un sollevamento, e la conseguente fusione, della parte inferiore dei ghiacci. Ancor prima, nel 2007, una zona di alta pressione stabilitasi ad inizio estate proprio sull’Artico provocò la formazione di numerose piscine di fusione in superficie, fenomeno che non fece altro che aumentare la velocità di scioglimento del mar glaciale.

La maggior parte dei climatologi sono concordi nel sostenere che la causa principale della fusione dei ghiacci altro non è che il cambiamento climatico, per il quale l’Artico subisce un riscaldamento circa due volte più veloce della media globale. Un altro dato allarmante è il fatto che per il Polo Nord l’estate arriva sempre prima e di conseguenza dura anche di più. I processi di fusione iniziano in media 7 giorni prima rispetto al 1970, il che corrisponde ad una variazione di 2 gradi per decennio. Tutto questo si traduce in estese aree libere dai ghiacci sempre più precocemente.

Northern Sea Route - fonte http://industry.eiu.com/
Northern Sea Route nell’Artico 

Fino al 1869, data d’inaugurazione del canale di Suez, viaggiare in nave da Amburgo a Shangai significava circumnavigare l’Africa percorrendo circa 28 mila chilometri, oggi invece per via del surriscaldamento globale l’Oceano Artico è reso navigabile per una rotta di “soli” 14 mila chilometri. Nel 2013 la Yong Sheng, partita da Shangai, è stata la prima nave cargo a percorre il “passaggio a Nord-Est” attraverso lo stretto di Bering e il nord della Russia, per attraccare poi nel porto di Rotterdam. È certo che la Northern Sea Route, il passaggio marittimo a largo della Siberia, acquisirà nel prossimo futuro una grande importanza come rotta commerciale internazionale. Nel 2013 il volume delle merci in transito lungo la Northern Sea Route è stato di 5 milioni di tonnellate ed è previsto che triplichi entro il 2017.

Ovviamente una crescita del traffico marittimo porta anche ad un aumento dell’inquinamento ambientale e del pericolo di incidenti. A quelle latitudini le sostanze tossiche, come diesel e oli esausti, hanno un impatto maggiore rispetto che in altre zone perché smaltite dall’ecosistema molto più lentamente. Desta quindi grande preoccupazione il progetto della Russia, e non solo, di utilizzare la Northern Sea Route per il trasporto di petrolio, gas e carbone. È chiaro che il ghiaccio continuerà a sciogliersi e per periodi sempre più lunghi. Alcuni esperti ritengono che il Polo Nord sarà completamente senza ghiaccio già a partire dal 2030, secondo altri non prima del 2050; ciò che è certo è che si tratta di una questione di tempo e che presto o tardi anche uno degli ultimi habitat rimasti quasi inalterati finirà per essere trasformato in una via di commercio e sfruttato per l’estrazione di risorse naturali.

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“Passi bianchi e silenziosi”, la voce di chi vive tutti i giorni un Opg al femminile

Opg. Ospedale psichiatrico giudiziario. C’è molta confusione sulla natura di questa struttura: non tutti sanno con esattezza che cosa sia, né tanto meno come funzioni. In questo panorama di ambiguità si fa strada una voce, quella di Anita Ledinski, operatrice socio sanitaria che, grazie alla professionalità e alla sensibilità della giornalista freelance Francesca Gardenato, ha messo nero su bianco la realtà del reparto “Arcobaleno” dell’Opg di Castiglione delle Stiviere, unica realtà femminile in Italia che accoglie donne che hanno commesso un reato ma che per la loro incapacità di intendere e di volere non possono essere detenute all’interno di una struttura carceraria. Dall’amicizia tra le due autrici è nato “Passi bianchi e silenziosi”, un libro testimonianza che si addentra nel cuore dell’Opg di Castiglione per conoscerne il funzionamento, le difficoltà e le sfide quotidiane con il punto di vista interno, coinvolto, di una oss che crede nel proprio lavoro.

Sabato 19 luglio presso il Castello Scaligero di Valeggio sul Mincio, le due autrici si sono ritrovate per presentare il loro lavoro a quattro mani nell’ambito di “Sentieri interrotti, percorsi di donne nella malattia mentale, storie di solitudini, emarginazione, silenzi e redenzione dall’Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Castiglione delle Stiviere”, evento organizzato appositamente dall’associazione culturale “Alla Radice”, con il patrocinio del Comune di Valeggio sul Mincio, e la collaborazione della Biblioteca comunale e della Pro loco di Valeggio.

  • Gli Opg: strutture e novità

L’Opg è una misura di sicurezza detentiva, prevista per tutti i soggetti non imputabili affetti da infermità mentale. Attualmente in Italia ci sono sei strutture: Reggio Emilia, Aversa, Napoli, Barcellona Pozzo di Gotto, Castiglione delle Stiviere, Monte Lupo Fiorentino. Nel 2010, nel corso dei sopraluoghi ai sei Opg da parte della Commissione Parlamentare d’Inchiesta, sono state rilevate condizioni disumane in palese contrasto con i diritti costituzionali, ragion per cui nel luglio 2011 sono stati chiusi alcuni reparti di Monte Lupo Fiorentino e Barcellona Pozzo di Gotto. Nel gennaio del 2012 nel decreto svuota carceri è stato inserito un emendamento della Commissione Parlamentare d’Inchiesta, stabilendo il superamento degli Opg entro il 31 marzo 2013. Il 14 febbraio del 2012 il decreto diventa legge. Per effetto della legge 81/2014, testo coordinato con decreto legge 52/2014, la chiusura è stata prorogata al 31 marzo 2015. Gli Opg verranno convertiti in “microcomunità”, i pazienti saranno così trasferiti in diverse unità sanitarie.

  • La testimonianza di Castiglione delle Stiviere

Tra i 6 Opg in Italia, solo quello di Castiglione delle Stiviere contiene un reparto esclusivamente dedicato alle donne. Come negli Ospedali ordinari, anche negli Opg ci sono medici, infermieri e oss, che si occupano della salute dei pazienti. Proprio l’ultima figura professionale, l’operatore socio-sanitario, è la meno conosciuta e, in alcuni casi, quella che più delle altre viene data per scontata. L’oss si occupa della cura del paziente, sia mentale che fisica, e lo assiste 24 ore su 24. Nell’Opg di Castiglione gli operatori socio sanitari sono fondamentali, non solo perché diventano le uniche persone care che i pazienti possono avere accanto ma anche perché si tratta dell’unica struttura in Italia dove non sono previste guardie o polizia penitenziaria. Nonostante la loro importanza, gli oss non sono tutelati dallo Stato, non hanno assicurazione né indennità di rischio e il fatto di operare in un luogo per “malati di mente” giustifica eventuali incidenti.

Al di là delle percosse e gli attacchi fisici che gli oss devono incassare, rischiando anche di finire in infortunio, come è capitato alla stessa Anita Ledinski più di una volta, questi operatori devono sopportare il dolore psichico. Gli oss sono persone in carne ed ossa, con una vita, magari una famiglia e personali problemi quotidiani. Andare a lavoro ogni giorno in un Opg e pensare di lasciare la propria vita alle spalle non è molto semplice, come ha raccontato Anita Ledinski. A volte capita che un insulto da parte di un paziente risulti particolarmente difficile da digerire e la cosa più difficile del mestiere è ingoiare il rospo e continuare a lavorare.

Nell’Opg di Castilgione delle Stiviere ci sono circa ottanta donne, per lo più figlicide o neonaticide, ma anche donne che hanno ucciso amiche che cercavano di aiutarle in situazioni difficili o che hanno consumato la propria vendetta contro i mariti. Per Anita Ledinski, è importante andare oltre il fatto che si ha a che fare con assassine, trattando le pazienti come persone bisognose di attenzioni. A differenza degli uomini, le donne negli Opg hanno bisogno di ascolto per ritrovare se stesse. Ecco perché si cerca di dare loro la possibilità di riabilitarsi, attraverso attività fisica, sport, laboratori che le tengano impegnate il più possibile e con piccoli lavoretti all’interno della struttura per guadagnare qualcosa da cui ripartire una volta rilasciate dall’Opg.

Non si deve pensare all’Opg come un carcere con celle strette e buie, in cui le persone perdono la loro umanità. Gli Opg sono innanzitutto centri di recupero, in cui le pazienti devono sentirsi trattate come delle persone, con sentimenti e necessità. Certamente ci sono le regole, ma non mancano le libertà. Curioso è lo spazio che viene concesso alle donne per la cura della propria femminilità, come raccontato nel libro. Nell’Opg di Castiglione delle Stiviere, vi è uno spazio “beauty” con tutti i prodotti di bellezza di cui le donne hanno bisogno e che, per motivi di sicurezza, non possono tenere nelle loro stanze. Sempre in una fascia oraria stabilita, le pazienti si ritrovano per truccarsi e farsi belle, aspetto essenziale per mantenere il rapporto con il proprio corpo e la propria quotidianità.

Un aspetto interessante emerso dalla presentazione è stato il tema della sessualità nell’Opg. Le pazienti sono sane fisicamente, quindi le pulsioni sessuali restano indifferenziate. Non possono, però, avere molti contatti con la parte maschile dell’ospedale. Si incontrano nelle pause, ma non c’è spazio per le effusioni, che vengono subito bloccate. Anche quando i mariti o compagni fanno loro visita, non ci possono essere più di abbracci e baci superficiali. Le donne, come gli uomini, sono represse e viaggiano con la loro immaginazione. A volte capita anche che si creino coppie tra reparti femminili perché il desiderio sessuale è così forte da non riuscire a reprimerlo.

Come ha sottolineato più volte Anita Ledinski, le pazienti del reparto non vengono abbandonate. Ci sono educatrici che si recano ogni settimana nella struttura per educarle ad avere cura di sé e della loro vita insieme, convincendole ad abbandonare certe dipendenze. Si cerca di fare loro riscoprire i valori fondamentali delle vita, coinvolgendo anche le operatrici a pensare o fare cose diverse dall’ordinario. Nell’Opg ci sono ad esempio figure come lo psicologo, il dentista, la parrucchiera. Tutte le pazienti hanno a disposizione visite mediche gratuite, tranne ovviamente quelle di chirurgia plastica. Le possibilità sono molteplici perché, come hanno ribadito le autrici, si tratta di una struttura di recupero e le donne devono avere la possibilità di riprendersi. Bisogna stare attenti, in ogni caso, a non considerare l’Opg come un luogo di divertimento e in cui si sta bene. In questi ospedali ci sono persone che convivono con dolore e malattie mentali che hanno stravolto le loro vite. Il rischio di suicidio è sempre molto alto.

Francesca Gardenato ha sottolineato l’importanza del ruolo della famiglia nella prevenzione di possibili atti che possono condurre all’Opg. Spesso, soprattutto al nord c’è la tendenza a far finta di non vedere le problematiche, si ignorano malessere e disagi, complice anche la frenesia della vita. Non si riescono a cogliere i primi indizi di quella che potrebbe diventare una malattia mentale. Negli ospedali, per esempio, dopo il parto le neo mamme vengono trattenute solo qualche giorno, tempo insufficiente per accorgersi se si stia sviluppando la depressione post partum. Al nord, non ci sono reti familiari che consentono un contatto maggiore tra le persone, come accade invece al Sud. La giornalista ha però precisato che si tratta solo di generalizzazioni e che ogni caso è a se stante. È essenziale prestare attenzione ad eventuali campanelli d’allarme e non chiudere gli occhi di fronte alle difficoltà del partner, di un familiare o di un amico.

“Passi Bianchi e silenziosi” è un libro intenso, carico di emozioni e testimonianze forti. Anita Ledinski e Francesca Gardenato sperano che il loro lavoro faccia riflettere, che accompagni le persone ad una maggiore consapevolezza rispetto ad una tematica troppo spesso ignorata. Proprio come gli oss degli Opg, che nelle loro vesti bianche camminano per i corridoi e lavorano silenziosi per il bene dei pazienti, anche la storia raccontata dalle due autrici si muove nella coscienza delle persone, per risvegliarla.

AIFA: raggiunti ottimi risultati dalla rete di Farmacovigilanza

La Rete di Farmacovigilanza (RNF), che raccoglie le segnalazioni italiane di sospette reazioni avverse da medicinali, tra il 1 gennaio 2001 e il 31 dicembre 2013 ha visto registrare un totale di 202.204 segnalazioni di sospette reazioni avverse a farmaci e vaccini (di cui 189.305 non provenienti da casi di letteratura). Un aumento complessivo di circa il 41%. La nota è stata pubblicata dall’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), la quale si è detta soddisfatta del risultato raggiunto grazie agli sforzi compiuti per aumentare la sensibilità nei confronti della Farmacovigilanza.

Con il termine Farmacovigilanza intendiamo quel complesso di attività il cui obiettivo è la valutazione continua di tutte le informazioni riguardanti la sicurezza dei farmaci, in modo tale che un Paese possa assicurare alla popolazione un rapporto beneficio/rischio favorevole. L’attuale RNF italiana, nata nel 2001, è stata potenziata nel 2006 grazie al collegamento con Eudravigilance, il sistema che raccoglie le segnalazioni a livello europeo, ed anche al Centro per il Monitoraggio Internazionale dei Farmaci. È proprio il confronto con i dati che provengono dall’estero a far risaltare i traguardi raggiunti in Italia per una maggiore sicurezza dei farmaci. Infatti, il tasso di segnalazione raggiunto nel nostro Paese, pari a 690 segnalazioni per milione di abitanti, è nettamente superiore non solo a quello di parecchi paesi dell’Unione Europea, ma anche al gold standard stabilito dall’OMS, per la quale un rapporto di 300 segnalazioni per milione di abitanti è considerato un buon livello da conseguire per garantire un efficiente sistema di farmacovigilanza.

Andamento vaccini farmaci 2001/2013 – AIFA

Nel rapporto sono presenti 2 precisazioni. La prima riguarda il diverso incremento del tasso di segnalazioni concernenti farmaci e vaccini; di fatto mentre per i primi la percentuale d’incremento si aggira intorno al 47%, per le segnalazioni di sospette reazioni avverse da vaccini l’andamento è rimasto quasi costante (+2%). L’altra precisazione è a proposito del differente tasso di segnalazione registrato tra le varie regioni. Le più “virtuose”, sotto questo punto di vista, sono la Lombardia e la Toscana, con rispettivamente 1.387 e 1.316 segnalazioni per milione di abitanti. Al contrario, tra le poche regioni in cui è stata registrata una diminuzione percentuale del livello di segnalazioni, troviamo la Puglia (-20%), la Provincia Autonoma di Trento (-30%), la Provincia Autonoma di Bolzano (-12%) e l’Abruzzo (-56%). Proprio la regione adriatica ha toccato il più basso tasso di segnalazioni, solo 109 per milione d’abitante, molto al di sotto del gold standard prefissato dall’OMS.

AIFA

Medici ospedalieri, farmacisti, specialisti, medici di medicina generale, pazienti, infermieri: le figure che possono effettuare segnalazioni per sospette reazioni avverse sono tante e diversificate, ma i dati presenti nel rapporto redatto da AIFA evidenziano come il più importante incremento di attività di segnalazione arrivi dalle aziende produttrici dei farmaci. Le case farmaceutiche, infatti, hanno incrementato la propria attività di segnalazione di ben il 729%. Dato che indica chiaramente la notevole importanza che quest’ultime danno all’attività di controllo e vigilanza sui prodotti anche dopo la messa in commercio. Tra i farmaci (esclusi i vaccini) sono soprattutto gli antineoplastici a causare il maggior numero di segnalazioni, un dato facilmente prevedibile visto l’elevato grado di tossicità e l’istituzione da parte di AIFA dei Registri di monitoraggio in cui gli operatori sanitari inseriscono i dati clinici e di sicurezza conseguenti alle terapie seguite dai pazienti. Altro dato molto significante è l’aumento di segnalazioni fatte dai pazienti, un incremento che ha toccato il 268%. Risultato raggiunto grazie alla creazione di un progetto di farmacovigilanza a livello regionale, finanziato dall’Agenzia Italiana del Farmaco, con lo scopo di facilitare e incrementare la consapevolezza della segnalazione spontanea da parte dei cittadini.

Grazie all’attività svolta da AIFA in collaborazione con i Centri Regionali nello stimolare l’attività di farmacovigilanza, oggi è possibile garantire una maggiore trasparenza ed immediatezza nella ricezione/invio d’nformazioni riguardanti i medicinali che ogni giorno vengono assunti, basandosi su di una continua analisi delle segnalazioni contenute sia nella RFV che in Eudravigilance.

Everyday Rebellion, il documentario che celebra la resistenza non-violenta

Si intitola Everyday Rebellion – The art of change il documentario e progetto crossmediale sulle forme di protesta non-violenta e di disobbedienza civile diffuse in tutto il mondo.
Nato da un’idea dei fratelli Riahi, il progetto si propone come un tributo alla creatività della resistenza priva di violenza, riunendo in un’unica pellicola la lotta di vari popoli e movimenti che, nonostante ragioni differenti per la ribellione, condividono le tattiche delle loro personali battaglie.

«Siamo persone ordinarie. Siamo come te. Alcuni di noi si considerano progressisti, altri più conservatori. Ma siamo tutti preoccupati e arrabbiati per il panorama politico, economico e sociale».
È questo ciò che accomuna gli Indignados spagnoli, che il 15 maggio 2011 scesero in piazza a Madrid e in altre città della Spagna per protestare contro i privilegi della classe politica, contro la disoccupazione e per chiedere più diritti e libertà civili, con il movimento Occupy di New York, riunito a Wall Street per protestare contro le disuguaglianze economiche e sociali e il ruolo pressante del capitalismo nelle vite dei cittadini.

Per lo stesso bisogno di cambiamento, nascono anche le pacifiche ribellioni della Primavera Araba, partita dalla Tunisia con le numerose manifestazioni di piazza contro il dispotismo e la corruzione del regime vigente, in cui si chiedeva la democratizzazione del sistema politico e che portò alla fuga del presidente Ben Ali. La spontaneità della ribellione, la partecipazione di giovani e la vastità delle manifestazioni, rigorosamente non-violente, ebbero un seguito anche nei paesi limitrofi, trascinando nel vortice della ribellione anche Egitto, Marocco, Giordania, Bahrein e Yemen. Non sempre però le proteste ebbero esiti positivi e pacifici. In Libia la protesta si trasformò in un’insurrezione armata e violenta fino alla caduta di Gheddafi. Analogamente la Siria vide trasformarsi le manifestazioni di piazza in una violenta guerra civile che ancora oggi lacera e insanguina il paese.
Significativa è stata anche la lotta di piazza Taksim in Turchia, in cui i cittadini si riunirono l’anno scorso per esprimere il dissenso nei confronti del governo Erdogan.

Di origine diversa sono, invece, le proteste originali delle Femen, gruppo di attiviste nato in Ucraina che ha fatto notizia in tutto il mondo per le manifestazioni a seno scoperto contro il sessismo e altre forme di discrminazione sociale.

Spagna, Iran, Siria, Ucraina, USA , Regno Unito, Serbia e Turchia. In queste nazioni, ma non solo, ci sono ogni giorno proteste pacifiche condotte da cittadini qualunque, che si servono proprio di metodi innovativi, divertenti, anche se qualche volta aggressivi e con conseguenze negative. Questi attivisti alternativi sono convinti che la protesta non-violenta vinca sulla violenza e l’efficacia di questo metodo è stato scientificamente provato.

Il progetto dei fratelli Riahi, oltre a realizzare un quadro d’insieme di queste lotte “speciali”, vuole mettere in risalto le conseguenze di una società moderna e in rapido cambiamento, in cui ogni giorno vengono inventate nuove forme di protesta.
Everyone Rebellion, che uscirà presto anche in Italia, dà voce a chi sceglie di combattere con la non-violenza ciò che viene creato da e con la violenza.