La Scienza unita contro la disinformazione: come riconoscere e difendersi dalle bufale

Gli OGM causano il cancro; i vaccini provocano l’autismo; le scie chimiche servono a farci ammalare e il metodo Stamina viene boicottato perché scomodo alle case farmaceutiche. “La bufala è servita: tra scienza e pseudoscienza” è il nome della campagna promossa da Italia Unita per la Scienza, in collaborazione con Città della Scienza, Pro-Test Italia e Associazione Nazionale Biotecnologi Italiani (ANBI), creata per far fronte alla problematica della disinformazione scientifica. Dal 19 a 24 maggio, infatti, nelle principali città italiane si terranno conferenze, caffè scientifici, incontri in librerie e nelle piazze, con esperti del mondo accademico, con l’obiettivo di favorire lo sviluppo di un sano spirito critico nei confronti delle attuali vicende scientifiche.

La bufala è servita. L’incontro del 22 maggio a Verona.

Dottoressa Santandrea, in quanto referente di Italia Unita per la Scienza a Verona, è l’organizzatrice degli eventi previsti giovedì 22 e venerdì 24 maggio. Quando e perché nasce la vostra iniziativa?

L’iniziativa “La bufala è servita: tra scienza e pseudoscienza” nasce in difesa della corretta informazione scientifica e contro ogni mercificazione della notizia, ogni abuso mediatico, ogni episodio di disinformazione scientifica (sia esso deliberato o dovuto a scarsa competenza). Obiettivo della serie di eventi che si svolgeranno in tutta Italia è quello di fornire ai cittadini degli spunti di riflessione per valutare con spirito critico le vicende scientifiche di attualità, in modo che la scienza possa essere giudicata sulla base di fatti e risultati. Il progetto di quest’anno rappresenta la seconda edizione di un evento di corretta informazione scientifica (“Italia Unita per la Corretta Informazione Scientifica”) svoltosi l’8 giugno dello scorso anno in sedici città italiane grazie ad un’idea di soci e simpatizzanti dell’associazione Pro-Test Italia. A seguito dell’organizzazione di quell’evento, quasi un anno fa, nasceva Italia Unita per la Scienza, movimento culturale che rappresenta studenti, ricercatori, divulgatori scientifici, amanti della cultura e della scienza, difensori dell’onestà intellettuale e tutti coloro che vogliono promuovere il diritto/dovere dei cittadini di poter accedere ad una corretta informazione pubblica in materia di ricerca scientifica. Proprio in quel periodo è nata una piccola sezione di Italia Unita per la Scienza anche nella nostra città e circa due mesi fa questo piccolo gruppo di persone ha deciso di aderire all’iniziativa nazionale di quest’anno.

Come riconoscere e difendersi dalle bufale?

Ci sono diversi piccoli accorgimenti che possono essere utilizzati per riconoscere le cosiddette “bufale” in ambito scientifico, cercando di esercitare sempre il nostro spirito critico, soprattutto di fronte a notizie “sensazionali”. Ad esempio, quando leggiamo o ascoltiamo una notizia dobbiamo prima di tutto verificare le fonti. Spesso basta un piccolo sforzo per accorgersi che quella notizia “incredibile” è riportata in modo roboante ma impreciso, senza riferimenti attendibili (il classico “famosi scienziati sostengono che”, “gli esperti hanno dimostrato che”… ma chi?) o rimandando a fonti di dubbia validità. In aggiunta, è importante ricordare che la scienza utilizza una metodologia rigorosa, e che qualsiasi ricerca innovativa risulta credibile solo se è passata attraverso il vaglio della comunità scientifica, che valuta rigore metodologico e riproducibilità dei risultati; sarà dunque inattendibile chiunque proponga una scoperta scientifica innovativa, trascurando o cercando di aggirare tale impostazione. E ancora, dobbiamo cercare di ricordare sempre che ciascuno di noi è particolarmente suscettibile a “credere alle bufale”, ad esempio perché siamo molto propensi a vedere nessi causali anche dove non ci sono, tendendo a confondere la correlazione tra due eventi con un rapporto di causa-effetto. Gli accorgimenti da utilizzare per non diventare vittime della disinformazione sono dunque tanti e fornire al pubblico elementi importanti per imparare a distinguere notizie vere e false è proprio uno degli scopi degli eventi che si svolgeranno la settimana prossima in tutta Italia.

Perché in Italia prospera la disinformazione scientifica?

Sicuramente la risposta a questa domanda non può essere una risposta semplice e dovrebbe essere affidata ad un’analisi di natura sociologica accurata da parte degli esperti. Personalmente, credo ci siano molti fattori che concorrono al verificarsi di questo fenomeno, che in Italia è sicuramente molto evidente, ma prospera anche oltre i confini nazionali. Ad esempio, ci si rende conto facilmente di quanto la nostra società stia attraversando un momento di scarsa fiducia nella scienza, che alimenta anche atteggiamenti di natura “complottista”, che tendono a identificare la scienza come strumento al servizio di qualche organo di potere più o meno occulto, “inventando” tante versioni alternative di fatti reali. In aggiunta, il modo in cui oggi si diffonde l’informazione grazie al web è molto diverso da quello di qualche decennio fa. Assistiamo spesso ad una notevole “deresponsabilizzazione” nella diffusione delle notizie, anche attraverso l’enorme amplificazione dei social networks. Quello che è un’enorme potenzialità comunicativa e di diffusione della conoscenza si tramuta così in un arma a doppio taglio che rende facile a chiunque scrivere, diffondere e anche “inventare” notizie di scienza e non solo. Per questo, uno dei messaggi più importanti della nostra manifestazione nazionale è anche il valore fondamentale della competenza e dell’esperienza di chi scrive e parla di scienza. Quello che stiamo organizzando è una proposta di contatto con la società volta a far capire che parlare di scienza in modo consapevole, responsabile e corretto è possibile, quando sono gli scienziati esperti a mettersi in gioco, attraverso la collaborazione con i giornalisti scientifici che hanno la competenza specifica per fare corretta divulgazione scientifica.

Come vive questo clima di sfiducia uno scienziato che da anni lavora con impegno e sacrificio per il bene della popolazione?

Sicuramente con enorme preoccupazione. La sfiducia nella scienza è un fenomeno pericoloso, perché permette il diffondersi di tante false credenze che, soprattutto in alcuni ambiti, come quello della salute pubblica, sono anche fonte di notevole sofferenza per le persone, ad esempio quando i malati rischiano di affidare le loro speranze a false promesse di cura. Questo clima di sfiducia è anche una spinta alla riflessione e all’assunzione di responsabilità. Se oggi la scienza è così distante dall’opinione pubblica, significa anche che gli scienziati non hanno fatto abbastanza per difenderne e condividerne il valore. Forse in passato non hanno dato sufficiente importanza alla divulgazione della scienza, fondamentale perché i risultati delle ricerche più innovative siano “compresi” adeguatamente dalla popolazione. E forse hanno qualche volta contribuito a dare una falsa immagine della scienza alla gente, facendola apparire come detentrice di tutte le verità, con troppa arroganza, e rischiando di generare reazioni avverse. La scienza non è questo, non ha tutte le risposte; è un sapere che si costruisce giorno dopo giorno affidandosi ad una metodologia rigorosa, e verificando ogni nuova scoperta, ogni risultato e la sua riproducibilità per aggiungere un altro tassello di conoscenza, formulare nuove ipotesi e progredire ancora. Gli scienziati possono oggi rimettersi in gioco con entusiasmo, confrontandosi con la cittadinanza in un dialogo aperto, sereno e fondato su trasparenza e rispetto, in modo da poter riconquistare la fiducia della gente, sgombrando il campo da tutti quegli stereotipi che colpiscono il mondo della ricerca e della scienza in generale.

Secondo lei la vostra campagna riuscirà a far tornare qualche “disinformatore scientifico” sulla retta via?

Forse spingerà anche qualche “disinformatore scientifico” sulla retta via. Lo speriamo, come speriamo che questa campagna serva a sollecitare gli organi istituzionali del nostro Paese a prendere posizioni più responsabili sui temi scientifici, a sostenere politicamente ed economicamente ricerca e innovazione, e a favorire un’adeguata cultura scientifica, anche chiamando i media a garantire una copertura giusta, equilibrata e basata sui fatti, delle notizie di carattere scientifico.

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